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Mons. GIUSEPPE PULLANO

 A Pentone, una cittadina del catanzarese, l’11 luglio 1907, nasce, da Sante  Pullano ed Esterina Marino, Giuseppe, primogenito di due fratelli. Dopo due giorni don Salvatore Mazzuca amministra il S. Battesimo, nella chiesa parrocchiale S. Nicola di Bari e gli vengono imposti i nomi di Giuseppe, Nicola, Pio.

     All’età di 9 anni, il 25 giugno, riceve, dal vescovo Mons. Pietro Di Maria, il sacramento della Cresima.

     Compiuto il ciclo delle scuole elementari, ormai undicenne entra nel seminario Arcivescovile di Catanzaro.

     Segue con profitto, attenzione e scrupolosità i corsi teologici, il suo impegno è quello di incamminarsi verso la santità. In uno dei suoi propositi fatti all’inizio dei corsi teologici leggiamo: “Voglio essere tutto del Signore e voglio farmi santo e sarò infelice finchè non sarò santo”.

     Nel 1930, il 3 agosto riceve l’Ordine Sacro dal vescovo Mons. Giovanni Fiorentini. Il suo programma per il sacerdozio è sempre basato sull’impegno della santità: “Non mi lascerò sfuggire nessuna occasione in cui potrò operare il bene, sotto tutte le forme. Questo bene l’opererò: costantemente, nascostamente, indipendentemente dalla mia famiglia”.

     Il suo ministero sacerdotale lo svolge prima a Squillace (CZ), come Rettore del Seminario; poi, dal 1937 al 1953, come arciprete di Gimigliano (CZ), dove inizia la costruzione del nuovo santuario della Madonna di Porto. Deve lasciare incompleti i lavori del nuovo santuario, poiché il 22 aprile viene eletto vescovo coadiutore “sedi datus” di Patti (ME). Riceve l’Ordinazione Episcopale il 29 giugno dello stesso anno per l’imposizione delle mani del Cardinale Adeodato Piazza, nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro. Il 29 agosto fa il suo primo ingresso nella Diocesi di Patti, esprimendosi così nel suo primo incontro con i fedeli pattesi: “Ieri ero un povero prete, oggi sono un povero vescovo. Non ho pretese, ho solo un po’ di buona volontà, un’ansia grande di fare  del bene alle anime vostre. Ho per questo una grande fiducia nella misericordia di Dio, per l’intercessione di Maria”.

     Per due anni esercita il suo ministero episcopale come Vescovo Coadiutore, accanto a Mons. Angelo Ficarra; il 2 marzo del 1955 riceve la nomina di Amministratore Apostolico della stessa Diocesi. In questo periodo programma e dà inizio alla costruzione del nuovo santuario della Madonna del Tindari: l’11 ottobre del ’56 dà inizio ai lavori e l’8 dicembre del ’57 - ormai Vescovo Residenziale di Patti dal 22 settembre dello steso anno - colloca la prima pietra della nuova costruzione del santuario.

     Il 29 giugno del 1963, nel decimo anniversario dell’Ordinazione Episcopale, può inaugurare il rustico del nuovo santuario di Tindari (ME).

     Accanto alla costruzione materiale del santuario, pensa anche “all’anima” di esso e così, dopo aver bussato invano a tante porte di Famiglie Religiose, fonda le “Oblate della Madonna del Tindari-Piccole Apostole della fiducia nel Cuore di Maria”; due anni dopo consegna loro lo Statuto, scritto da lui stesso e con apposito Decreto erige la nuova comunità a “Pio Sodalizio”. (Il 2 febbraio del 1986, riceveranno l’approvazione delle nuove Costituzioni da parte del nuovo Vescovo di Patti Mons. Carmelo Ferraro). Il 25 marzo del 1974, per sintetizzare il titolo troppo lungo lo sostituisce con “Sorelle Speranzine della Madonna del Tindari”, e nel settembre dell’anno successivo benedice e consegna il primo abito verde che le Sorelle Speranzine indosseranno.

     E’ il 6 settembre del 1975 quando, completati i lavori interni del nuovo santuario della Madonna del Tindari, con grande gioia e soddisfazione può intronizzare solennemente la statua della Madonna del Tindari nel nuovo e artistico trono.

     Sognava già l’inaugurazione solenne e definitiva del nuovo tempio, per il prossimo 29 giugno del 1978 – giorno del 25° anniversario della sua Ordinazione Episcopale – ma sorella morte è venuta a visitarlo prima di quella data: il 30 novembre del ’77, colpito da un collasso cardio-circolatorio, lascia questo mondo dopo aver invocato la Vergine SS. ma.